Giustizia: NO alla Riforma
REFERENDUM: RAGIONARE E VOTARE NO
Quali sono i principali problemi della Giustizia?
1. LENTEZZA DEI PROCESSI per scarsità di magistrati e carico enorme di pratiche; per carenza di personale ausiliario, strutture e servizi fatiscenti, procedure farraginose. I RIMEDI, sono TUTTI di competenza del Ministero (cioè del Governo) per il personale, l’organizzazione, le strutture; o del Parlamento (leggi ordinarie per modificare i codici di procedura, per ridefinire i reati, le pene, i casi e i tempi di carcerazione ecc. Non servono modifiche costituzionali!
La Magistratura può solo esprimere, tramite il CSM o il proprio sindacato, Associazione nazionale Magistrati, opinioni e pareri non vincolanti sui relativi progetti.
2. DECISIONI CONTESTATE, specie nel penale: iniziative d’indagine ritenute "invadenti" (p. es. indagini su malgoverno, sprechi, omissioni e corruzione); l’emissione di misure cautelari oggi provoca indignazione, domani si insultano scarcerazioni ritenute indulgenti; il capo del Governo o singoli ministri "dettano" quale tipo di reato il PM deve addebitare per fatti di rilievo politico (per es.: tentato omicidio, non lesioni volontarie). Infine, in tanti casi, assoluzioni o condanne non sono accettate; c’è poi il “fastidio” per le contraddizioni nel processo (PM chiede condanna, Tribunale assolve; Tribunale condanna, Corte d’appello assolve, o viceversa; idem per la Cassazione) che sono invece prova di indipendenza di giudizio. Criticare le decisioni è un diritto legittimo finché non si scavalcano principi basilari di civiltà democratica:
a) la divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) cioè, si badi bene, né il Parlamento, né il Governo, possono annullare o modificare un provvedimento giudiziario sgradito, o sanzionare il magistrato che lo emette;
b) la Magistratura (ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, art.104 Cost.) giudica ogni cittadino, anche investito di pubblica funzione (politica o amministrativa) in quanto l’azione penale è sempre obbligatoria;
c) sono previsti tre gradi di giudizio (più vari ricorsi incidentali) perché ogni decisione può essere sbagliata e può essere modificata, ma tassativamente all’interno del processo e non certo in base al “gradimento politico/popolare/mediatico”. L’obbligo generale di motivazione è garanzia di trasparenza dei giudizi. Per gli imputati membri del Parlamento o del Governo sono previste speciali procedure di tutela.
RIMEDIO FONDAMENTALE, contro gli eventuali errori e i conseguenti danni ai diritti dei cittadini: AGGREDIRE I MAGISTRATI? NO: VELOCIZZARE IL PROCESSO, con gli strumenti, ben noti, di competenza di Governo e Parlamento. E poi rafforzare i mezzi e il personale (tecnico e di polizia) per indagini più incisive e più esatte, oltre che più rapide: invece il Governo tende a tagli e risparmi, con violente accuse di sprechi, come se l’azione penale fosse un’azienda privata. Questa riforma costituzionale NON contiene una sola parola utile a questi scopi.
COSA VUOLE QUESTA RIFORMA
Separazione delle carriere? C’è già! Oggi si entra in Magistratura, superato l’unico concorso pubblico, scegliendo uno dei posti vacanti pubblicati, per es: Giudice presso il Tribunale X (funzione giudicante), oppure PM presso la Procura Y (funzione requirente). Dopo la scelta iniziale, è consentito UN SOLO CAMBIO DI FUNZIONI per sempre. Di fatto, i circa 9000 magistrati sono già separati: solo un paio di decine all’anno (lo zero virgola tot per cento) chiedono di cambiare funzione. Si è mai accertato che il cambio di funzione sia causa della lentezza o degli errori di un magistrato?
Separazione dei concorsi? Un danno! L’unico concorso crea pubblici funzionari dotati di un’unica cultura della giurisdizione, cioè l’applicazione della legge ai fatti, acquisiti con ricerca imparziale: il PM vede e prende anche cose favorevoli all’imputato (dovere di verità) perché non è, come sembra volere il governo, "l’Avvocato della Polizia". Perché è indipendente.
Consiglio Superiore della Magistratura: organo di autogoverno elettivo e collegiale (magistrati e rappresentanti della politica) che decide su carriera, sanzioni disciplinari, trasferimenti, organizzazione del lavoro, ecc.. Il nostro è un modello in Europa per tutti i Consigli (e Associazioni e correnti di magistrati), come strumenti di tutela dell’indipendenza dei giudici (presupposto universale per garantire i diritti e l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge). La riforma introduce due Consigli Superiori della Magistratura i cui membri non sono più elettivi, ma SORTEGGIATI (unico caso al mondo!) su tutto il corpo dei magistrati; per i politici invece si pesca in una lista ristretta compilata dal Parlamento. Il sorteggio è una buffonata offensiva, utile solo a rendere gracile il CSM. Si crea poi un’Alta Corte Disciplinare (più verticistica e più politica). Il tutto sempre senza alcun rapporto coi veri problemi del processo. L’inutilità pratica e il carattere vendicativo, umiliante per l’intera Magistratura, basterebbero per dire NO alla riforma.
IL VERO SCOPO: PROTEGGERE L’ILLEGALITÀ. Ma c’è ben altro. Una analisi storica e le stesse impudenti dichiarazioni degli autori di questa riforma, rivelano la gravità del piano. Si vuole ripristinare l’assetto fascista (il PM sotto la direzione del Ministro, no Associazione Magistrati, no CSM), come voleva Licio Gelli (camicia nera in Spagna decorato da Franco, capo della P2, golpista); idea condivisa da Silvio Berlusconi (tesserato P2, sdoganatore del MSI al governo, evasore fiscale, corruttore, vicino alla mafia) e dall’attuale ministro della giustizia Nordio che la esalta cinicamente (intervista al Corriere, suo recente libro) perché “utile anche alle opposizioni quando fossero al governo, per avere libertà d’azione”. Di cinismo in cinismo: la premier Meloni, il giorno dopo aver castrato la Corte dei conti (rea di bocciatura contabile del Ponte sullo Stretto) e alla vigilia dell’approvazione di questa riforma, parlava di “intollerabile invadenza giudiziaria” sull’attività di Governo; “invasione di campo” dice il sottosegretario Mantovano.
Riforma eversiva, anti istituzionale, approvata nel testo blindato dal governo, bloccato ogni emendamento, sottomette il PM al governo, appiattisce i giudici ai voleri dei politici, rifiuta i controlli, crea scudi per l’illegalità (vista come libertà d’azione!). Prossima meta: via l’obbligatorietà dell’azione penale, ultima garanzia di indipendenza e imparzialità del PM.
NO, in nome del Popolo Italiano, non la si può accettare.
Vincenzo Cottinelli, febbraio 2026